Monti: sei uno stronzo!
Oggi a “La finestra di Franco”, Franco esprime una propria opinione sulla legge “Cresci Italia”, etichettando il Presidente del Consiglio, Mario Monti, con un delicato “stronzo”.
La finestra di Franco – Monti: sei uno stronzo – 2° puntata
La finestra di Franco – Pensioni, addio contanti.
La finestra di Franco è un esperimento sociale. E’ una nuova rubrica. Ogni giorno o settimana (dobbiamo ancora concordare con lui l’impegno) il nostro Franco ci darà una sua opinione sui i fatti di attualità più importanti. L’inizio è un po’ lento..poi il nostro Franco si scatena. Dategli tempo.
Il suo punto di vista a favore di camera e trasversalmente vicino a tutti noi.
Oggi si parla di pensioni. Come sapete dal 7 Marzo 2012 con la legge 214 cambieranno un bel po’ di cose. Entro febbraio si dovrà comunicare all’Inps numero di conto, libretto o carta ricaricabile. Addio contanti. Sarà così semplice per loro adeguarsi al nuovo? La parola passa a Franco.
Pigrizia da compleanno…e mezzo!
I nuovi propositi iniziano da oggi, 2 Gennaio 2012. Compio 27 anni, mio nonno direbbe che i 27 sono terminati e sono entrato nel 28mo anno. Infatti compio e completo il 27mo anno di età. Chi lo vuol capire bene. Dovrò capire solo cosa rispondere alla domanda “Quanti anni hai?”. 27 o 28? Da piccoli si aveva l’abitudine di rispondere “e mezzo”…tipo…”8 anni e mezzo”. Tendendo a sottolineare che ero a metà del mio anno e più grande già di metà. Chiaro no?
Il 2011 è stato un anno pieno. Sono così pigro oggi che non mi va di scrivere niente, sappiate solo che è stato bellissimo.
Fatemi gli auguri. Sono nato già da 2 ore circa.
“Mi accontento di quello che ho, respiro un po’”
JANG SENATO – La coperta
Non posso lamentarmi
Dialogo tra me e me stesso:
Come è andata?
Bene dai, non possiamo lamentarci.
E l’anno prossimo come andrà?
Bene dai, non potremo lamentarci.
E tra due anni come andrà?
Bene, dai non ripotremo lamentarci.
E tra tre anni come andrà?
Se lo sapessi te lo direi. Comunque bene dai, non potremo lamentarci.
E quando potremo lamentarci?
Facciamo l’anno prossimo.
Bene dai, così potremo lamentarci.
Bene.
Bene.
–
Buon Anno a tutti voi.
Meritare è meglio di “merito-crare”
“La mia fiducia te la devi meritare”. “E’ merito tuo, grazie. “Ti meriti un bacio”. “Abbiamo vinto meritatamente”. “Merito più rispetto, non credi?”. “Non te lo meriti”. Quest’ultima affermazione mi rimbomba forte nella testa. Riesco ad immaginare il suo viso e la sua espressione mentre mi trascinava come un pacco postale durante la consueta passeggiata in centro tra i negozi. Non mi potevo mai lamentare e se le dicevo: <<Mamma non mi tirare, andiamo piano>>, lei frenava all’improvviso, si voltava e con voce ferma e rassicurante mi diceva che il giocattolo tanto desiderato non me l’avrebbe comprato perché non me lo stavo meritando.
Il mio desiderio, in quel momento, dipendeva dal comportamento da ometto che dovevo assumere e da quanti urti ai tombini riuscivo a mettere in fila nel giro di pochi metri. A distanza di anni, le mie piccole e innocenti scarpette, ancora oggi, ringraziano affettuosamente tutti i tombini di Bari.
Perché dovevo meritarmelo? Ma poi cosa? Il giocattolo o il rispetto di mia madre?
Crescendo poi, ho iniziato a familiarizzare con questa strana parola: “merito”.
La sentivo presente in ogni mia azione. In primis a scuola dove la mia professoressa d’inglese delle scuole medie inferiori, aveva come “vizio” quello di interrogare su i dialoghi che lei stessa inventava e dettava senza sosta e noi a casa dovevamo imparare a mena dito ogni singola parola. Il giorno dopo torchiava due a caso mettendo in atto il suo fatidico “sistemone”: sommava dei numeri presi da una pagina del suo sussidiario che corrispondevano ai nomi presenti sul registro di classe…ed io venivo pescato sistematicamente per l’appunto e pronto per l’esposizione. Se andava tutto liscio venivi premiato con una bella nota di merito da far leggere a casa ai genitori e racimolare qualche soldino dai nonni, se andava male venivi punito con una fantastica nota di demerito (sempre sul diario) da far (non) leggere ai tuoi e (non) racimolare qualche schiaffone con annessa perdita di tre denti da latte (come saper risparmiare sui dentisti). Meritocrazy.
Durante gli anni della pallacanestro era chiara una cosa sin dall’inizio: giocava chi meritava….la simpatia del coach. Se gli leccavi il sedere e lo assecondavi, lui ti ripagava schierandoti titolare in campo, altrimenti potevi benissimo riscaldare per tutta la stagione, le piacevoli panchine di legno dei tanti palazzetti regionali.
In quella circostanza ho iniziato a comprendere che se facevi meglio degli altri, se dimostravi disciplina, umiltà, silenzio e impegno non sempre venivi ripagato come credevi o come volevi. Bisognava entrare nelle sue grazie, con permesso.
Compresi che la stessa cosa valeva nello studio, nel lavoro, nella vita di tutti i giorni. Compresi che ci sarebbe sempre stato qualcuno che ti avrebbe preferito ad un altro, non solo per bravura ma anche per simpatia. Già, la simpatia è un’arma importante nella vita. Se la possiedi e riesci a conquistare altri, attraverso essa ti si aprono porte che nemmeno immagini, ma non basta perché va abbinata alla professionalità e al valore che ognuno di noi deve sempre dimostrare. E’ importante la formazione, la cultura, l’educazione, ma non solo questo per farsi largo in Italia (non so nel Mondo). Bisogna sgomitare, sudare, farsi largo sotto canestro per recuperare il rimbalzo che ti permette di proteggere il risultato e far ripartire l’azione.
Nell’amore poi, si potrebbe scrivere un manuale intero, e molti l’hanno fatto. Quanto bisogna penare per meritarsela, quanto ti fanno sudare per averla sta benedetta fiducia femminile.
Nel mio percorso di crescita ho fatto i conti con delusioni e scavalcamenti, con la realtà delle raccomandazioni o come la si chiama oggi “delle conoscenze”, ma non mi sono mai arreso perché sono sempre stato me stesso, comprendendo che sono indispensabili i contatti, le relazioni, i comportamenti veri, anche solo per inserirsi in un sistema lavorativo come quello del mio campo. Sono dell’idea che tutto dipende esclusivamente da te ed è li che entra in gioco il merito, non tanto la meritocrazia, quello vero, puro, pulito, che fa parte del cerchio della fiducia tra persone. Ognuno di noi ha e avrà sempre una possibilità per dimostrare quanto vale e quando ce ne si accorge bisogna giocare la partita a viso aperto.
Mielosamente concludo, la sincerità finale ha fatto posto alla simpatia iniziale, almeno in questo mi va dato merito. A buon rendere.
Esprimete il vostro pensiero in merito all’argomento MERITOCRAZIA. CLICCATE su questo link, Vogue.it ha dedicato uno spazio curato dalla documentarista Federica Cellini.
http://www.vogue.it/magazine/myvogue-citizen-journalism/2011/11/la-meritocrazia-esiste
Amanda e Raffaele……e Meredith?
La sentenza è stata data. Libertà è stata ri-data. La Knox e Sollecito sono stati prosciolti. Una è partita per Seattle, l’altro per Giovinazzo (Ba). Pianti, grida, gioia, smarrimento, felicità. Ma non ci dimentichiamo qualcosa, o meglio, qualcuno?
Il mio pensiero subito è stato rivolto alla famiglia di Meredith dopo la notizia. Non ho visto e né letto una intervista lunga e approfondita su di loro, ma solo piccoli accenni. Ora tutte le attenzioni sono su Raffaele e Amanda e la loro libertà e della felicità della loro famiglia. Questa è la cosa che mi fa rabbrividire. Non so se sono innocenti o no, ma ricordiamoci che una ragazza anni fa perse la vita e insieme a lei una famiglia intera è caduta nel dolore più profondo. Giustizia è stata fatta? Rudy Guede è l’unico colpevole da sempre? Prepariamoci a vedere Sollecito ospite in tutte le trasmissioni tv ed essere subito lanciato come V.I.P. Sono innocenti ormai,
Un mio collega su fb scrive: “La cosa che più mi turba è l’idea che diventerà una star: ospitate all’Arena di Giletti, a Quarto Grado di Sottile, a Porta a Porta di Vespa, a Matrix di Vinci, a Buona Domenica di Brachino, a Trenta Minuti dell’Annunziata.”
Un altro scrive interrogandosi: “E’ meglio lasciar marcire in carcere dei sospetti omicidi oppure lasciarli liberi se nessuno ha potuto dimostrare la loro colpevolezza? Resta drammaticamente vero che alla fine la vittima con la sua famiglia non ha avuto giustizia….MA QUESTA INGIUSTIZIA PESA SOLO SU CHI HA INDAGATO!!!”
Come dargli torto, come non pensarlo.
