CATE(TE)RING – VIDEOCLIP UFFICIALE

Cosa succede quando gente comune ascolta per la prima volta la traccia che dà il nome a questo progetto?

Impazzisce.  E questo video ne è la prova.

http://www.catetering.it

CATE(TE)RING – FABRIZIO D’ELIA


CATE(TE)RING – IL PROGETTO



Cate(te)ring è un contenitore d’arte, una piccola finestra di un monolocale indipendente sul mondo.

E’ un album musicale prima di tutto, un progetto che nasce due anni fa e che descrive, per l’appunto, due anni “viaggianti” e curiosi del cantautore o di qualsiasi altro ragazzo in cerca del proprio percorso. Diciassette tracce che trattano l’attualità come fosse un sogno e i sogni come fossero vita vissuta.

Ma non solo…

E’ un album video, attraverso i videoclip che i videomakers (o chiunque sappia farlo) potranno realizzare, scegliendo tra i diciassette brani, in piena libertà sia a livello di scrittura che di girato e di editing. L’obiettivo è: sponsorizzare il cantante e il brano, e il videomaker con il videoclip che firmerà in testa. 
Tante braccia tese verso una condivisione gratuita. Impegno gratuito e completamente libero.

E’ un album di fotografie scattate da occhi diversi, da esperienze diverse ma così simili da rischiare di confondersi. Serviranno diacessette clic di fotografi che potranno dare il loro contributo con passione ed energia per Cate(te)ring, arricchendolo, oltre che di suoni, anche di immagini, di spazi, di colori.

E’ un album di disegni fatti da matite e mouse, punti di vista astratti che sfociano nel mare dei sogni. 2 artisti del disegno che duellano a suon di note, una più classica, l’altro più ‘speed’.

 E’ un album di ricordi che un giorno lo diventeranno per davvero, grazie ad alcuni artisti che hanno voluto movimentare le immagini, rendendo il gioco ancora più magico.
E’ un piccolo occhio che da uno sguardo al futuro della generazione che rappresentiamo, nella speranza di non finire ad occupare un posto per badanti.


 E’ un progetto completamente gratuito, non ci saranno premi, compensi, competizioni o gare. Lo si fa per il semplice fatto di sentirsi tutti partecipi di un evento. Ritrovare quella vecchia stella lucente che si chiamava condivisione.

“Cate(te)ring” nasce dalla mente, dalle parole e le note di Fabrizio D’Elia, 27 anni, di Bari. Una passione viscerale per la musica e per il cantautorato italiano. E’ il suo secondo album, totalmente autoprodotto, scritto, composto e registrato nella sua sala d’incisione. Fabrizio compone anche musica per spot pubblicitari, corti e lungometraggi.

 

Fanpage: “Cate(te)ring”

Website: http://www.catetering.it

Youtube: http://www.youtube.com/iltubocatetering

Twitter: @Cate(te)ring

Mail: info@catetering.it

Monti: sei uno stronzo!

Oggi a “La finestra di Franco”, Franco esprime una propria opinione sulla legge “Cresci Italia”, etichettando il Presidente del Consiglio, Mario Monti, con un delicato “stronzo”.

La finestra di Franco – Monti: sei uno stronzo – 2° puntata

La finestra di Franco – Pensioni, addio contanti.

La finestra di Franco è un esperimento sociale. E’ una nuova rubrica. Ogni giorno o settimana (dobbiamo ancora concordare con lui l’impegno) il nostro Franco ci darà una sua opinione sui i fatti di attualità più importanti. L’inizio è un po’ lento..poi il nostro Franco si scatena. Dategli tempo.

Il suo punto di vista a favore di camera e trasversalmente vicino a tutti noi.
Oggi si parla di pensioni. Come sapete dal 7 Marzo 2012 con la legge 214 cambieranno un bel po’ di cose. Entro febbraio si dovrà comunicare all’Inps numero di conto, libretto o carta ricaricabile. Addio contanti. Sarà così semplice per loro adeguarsi al nuovo? La parola passa a Franco.

La finestra di Franco – Pensioni. Addio contanti – 1° puntata

Pigrizia da compleanno…e mezzo!

 I nuovi propositi iniziano da oggi, 2 Gennaio 2012. Compio 27 anni, mio nonno direbbe che i 27 sono terminati e sono entrato nel 28mo anno. Infatti compio e completo il 27mo anno di età. Chi lo vuol capire bene. Dovrò capire solo cosa rispondere alla domanda “Quanti anni hai?”. 27 o 28? Da piccoli si aveva l’abitudine di rispondere “e mezzo”…tipo…”8 anni e mezzo”. Tendendo a sottolineare che ero a metà del mio anno e  più grande già di metà. Chiaro no? 

Il 2011 è stato un anno pieno. Sono così pigro oggi che non mi va di scrivere niente, sappiate solo che è stato bellissimo. 

Fatemi gli auguri. Sono nato già da 2 ore circa.

“Mi accontento di quello che ho, respiro un po’”

JANG SENATO – La coperta

Non posso lamentarmi

Dialogo tra me e me stesso:

Come è andata? 

Bene dai, non possiamo lamentarci.

E l’anno prossimo come andrà?

Bene dai, non potremo lamentarci.

E tra due anni come andrà?

Bene, dai non ripotremo lamentarci.

E tra tre anni come andrà?

Se lo sapessi te lo direi. Comunque bene dai, non potremo lamentarci.

E quando potremo lamentarci?

Facciamo l’anno prossimo. 

Bene dai, così potremo lamentarci.

Bene.

Bene.

Buon Anno a tutti voi.

Meritare è meglio di “merito-crare”

“La mia fiducia te la devi meritare”. “E’ merito tuo, grazie. “Ti meriti un bacio”. “Abbiamo vinto meritatamente”. “Merito più rispetto, non credi?”. “Non te lo meriti”. Quest’ultima affermazione mi rimbomba forte nella testa. Riesco ad immaginare il suo viso e la sua espressione mentre mi trascinava come un pacco postale durante la consueta passeggiata in centro tra i negozi. Non mi potevo mai lamentare e se le dicevo: <<Mamma non mi tirare, andiamo piano>>, lei frenava all’improvviso, si voltava e con voce ferma e rassicurante mi diceva che il giocattolo tanto desiderato non me l’avrebbe comprato perché non me lo stavo meritando.

Il mio desiderio, in quel momento, dipendeva dal comportamento da ometto che dovevo assumere e da quanti urti ai tombini riuscivo a mettere in fila nel giro di pochi metri. A distanza di anni, le mie piccole e innocenti scarpette, ancora oggi, ringraziano affettuosamente tutti i tombini di Bari.

Perché dovevo meritarmelo? Ma poi cosa? Il giocattolo o il rispetto di mia madre?

Crescendo poi, ho iniziato a familiarizzare con questa strana parola: “merito”.

La sentivo presente in ogni mia azione. In primis a scuola dove la mia professoressa d’inglese delle scuole medie inferiori, aveva come “vizio” quello di interrogare su i dialoghi che lei stessa inventava e dettava senza sosta e noi a casa dovevamo imparare a mena dito ogni singola parola. Il giorno dopo torchiava due a caso mettendo in atto il suo fatidico “sistemone”: sommava dei numeri presi da una pagina del suo sussidiario che corrispondevano ai nomi presenti sul registro di classe…ed io venivo pescato sistematicamente per l’appunto e pronto per l’esposizione. Se andava tutto liscio venivi premiato con una bella nota di merito da far leggere a casa ai genitori e racimolare qualche soldino dai nonni, se andava male venivi punito con una fantastica nota di demerito (sempre sul diario) da far (non) leggere  ai tuoi e (non) racimolare qualche schiaffone con annessa perdita di tre denti da latte (come saper risparmiare sui dentisti). Meritocrazy.

Durante gli anni della pallacanestro era chiara una cosa sin dall’inizio: giocava chi meritava….la simpatia del coach. Se gli leccavi il sedere e lo assecondavi, lui ti ripagava schierandoti titolare in campo, altrimenti potevi benissimo riscaldare per tutta la stagione, le piacevoli panchine di legno dei tanti palazzetti regionali.

In quella circostanza ho iniziato a comprendere che se facevi meglio degli altri, se dimostravi disciplina, umiltà, silenzio e impegno non sempre venivi ripagato come credevi o come volevi.  Bisognava entrare nelle sue grazie, con permesso.

Compresi che la stessa cosa valeva nello studio, nel lavoro, nella vita di tutti i giorni. Compresi che ci sarebbe sempre  stato qualcuno che ti avrebbe preferito  ad un altro, non solo per bravura ma anche per simpatia. Già, la simpatia è un’arma importante nella vita. Se la possiedi e riesci a conquistare altri, attraverso essa ti si aprono porte che nemmeno immagini, ma non basta perché va abbinata alla professionalità e al valore che ognuno di noi deve sempre dimostrare. E’ importante la formazione, la cultura, l’educazione, ma non solo questo per farsi largo in Italia (non so nel Mondo). Bisogna sgomitare, sudare, farsi largo sotto canestro per recuperare il rimbalzo che ti permette di proteggere il risultato e far ripartire l’azione.

Nell’amore poi, si potrebbe scrivere un manuale intero, e molti l’hanno fatto. Quanto bisogna penare per meritarsela, quanto ti fanno sudare per averla sta benedetta fiducia femminile.

Nel mio percorso di crescita ho fatto i conti con delusioni e scavalcamenti, con la realtà delle raccomandazioni o come la si chiama oggi “delle conoscenze”, ma non mi sono mai arreso perché sono sempre stato me stesso, comprendendo che sono indispensabili i contatti, le relazioni, i comportamenti veri, anche solo per inserirsi in un sistema lavorativo come quello del mio campo. Sono dell’idea che tutto dipende esclusivamente da te ed è li che entra in gioco il merito, non tanto la meritocrazia, quello vero, puro, pulito, che fa parte del cerchio della fiducia tra persone. Ognuno di noi ha e avrà sempre una possibilità per dimostrare quanto vale e quando ce ne si accorge bisogna giocare la partita a viso aperto.

Mielosamente concludo, la sincerità finale ha fatto posto alla simpatia iniziale, almeno in questo mi va dato merito. A buon rendere.

Esprimete il vostro pensiero in merito all’argomento MERITOCRAZIA. CLICCATE su questo link, Vogue.it  ha dedicato uno spazio curato dalla documentarista Federica Cellini. 

http://www.vogue.it/magazine/myvogue-citizen-journalism/2011/11/la-meritocrazia-esiste

Ciao facebook, ciao.

Ho detto ciao a Facebook. Oggi ho disattivato il mio account. 

Sto/Stavo perdendo il contatto con la realtà, con la vita vera e diventando schiavo, prigioniero di una vita fittizia, fatta di status, foto, video, commenti, like, chat, con persone a me vicine ma anche lontane o mai conosciute. Farsi i cazzi degli altri era il miglior passatempo che FB poteva regalarci nei momenti di svago. Essenzialmente FB è questo: farsi i cazzi di tutti i tuoi “friends” e rendere noto a tutti i tuoi “friends” dei tuoi spostamenti, dei tuoi stati d’animo, dei tuoi pensieri, dei tuoi viaggi, dei miei sogni. Uno spionaggio. Il punto è che siamo votati al collasso, anche le istituzioni puntano sul web, le strade sono vuote, la gente ha paura della gente, ha paura del confronto, vuole solo tanti mi piace perché se non piaci sei un fallito e io invece vi dico che non mi interessa piacere, per liberarci di tutto questo bisogna ricostruire l’uomo e il cittadino, partendo dall’uomo e solo l’educazione e la politica possono farlo. Ma il punto è che la buona politica non esiste più, c’è solo interesse individuale, concorrenza e competizione, siamo chiusi in un parco giochi virtuale che in realtà è una prigione e credo che la responsabilità di tutto questo sia solo nostra; abbiamo rinunciato alla fatica delle relazioni sociali costruite sul sudore in nome di relazioni più semplici ma fatte evanescenti è più comodo comunicare con internet, ma è un tipo di comunicazione univoca, non c’è scambio, non c’è relazione per non parlare dei valori che si sono, come per magia, dissolti. Le nuove generazioni sono spacciate e noi con loro e non sono pessimista ma realista.

Molti di voi potrebbero dirmi:

“Giovanni, hai fatto una cazzata. FB è importante per il lavoro che fai, per mantenere i rapporti con gli altri. FB è un mezzo di comunicazione e sei tu a gestirlo, a guidarlo. Dipende da te, da come lo utilizzi, da che uso ne fai.”

E’ vero. Verissimo. Ma mi sono stufato di dipenderci e di utilizzarlo. E’ una sfida, con me stesso. Devo dire che non è semplice, ho pulsioni d’accesso ma sto cercando di controllarmi…e se ci penso bene mi sento la testa più leggera. Ieri pomeriggio ho postato il mio ultimo status, manifestando la mia idea e chiedendo ai miei amici tre buoni motivi per non disattivare il mio account. Bene, le risposte che ho ricevuto sono state una dozzina e molte di esse erano dure e taglienti, intelligenti e ironiche, minchione e sciocche. Addirittura altri mi hanno detto che sono pesante, altri ancora mi stimano e che ho coraggio. O Dio, allora non sono l’unico e cazzo….si tratta di coraggio, di maturità?.  E la mia testa li… ha iniziato a ragionare molto di più.

Un’amica mi ha detto:

“Non capisco proprio cosa vuoi. Prima ti lamenti di FB, poi chiedi proprio su FB consigli per non cancellarsi. Tu sei una delle pochissime persone che scrive cose personali, profonde, riflessioni, stati d’animo, riferimenti alla donna che ami….non conosco molta gente che ci mette tutto questo. Non capisco perchè hai ingrandito sta cosa chiedendo aiuto.”

Ad avercene amiche così, che ti dicono ciò che pensano senza peli sulla lingua, che ti fanno ragionare ancora di più, capaci di farti capire di esserti contraddetto, di essere inciampato in un contro senso. Bene e proprio lei mi ha fatto capire che ne ero (e sono) completamente avvolto e risucchiato in faccialibro.

Infatti le ho risposto: 

“Mi sono messo alla prova, nel senso…ho notato che stavo diventando dipendente nelle connessione, nella gestione della mia vita….so di scrivere cose interessanti e goliardiche..voglio riprendere confidenza con alcune cose…con la realtà…è una sfida…potevo benissimo centellinare la gestione…ma sono stato netto….volevo dirtelo così per condividere la mia scelta…nient’altro…gli stati d’animo li terrò per me, e anche tante altre cose e le farò presenti a chi voglio, sai…mi sento libero, voglio sentirmi più libero…ho chiesto consiglio su fb per vedere se qualcuno davvero sarebbe stato capace di  darmi una dritta e nessuno me l’ha data…ho capito anche dal tuo commento di ieri che il mio era un controsenso e questo, ancora di più, mi ha fatto capire che ne sono molto dipendente e che posso benissimo pensare e consigliarmi da me.”

Voglio riprendere contatto con i veri rapporti, con le persone, parlarci face to face e non face to facebook. Voglio passare più tempo a leggere e passeggiare e non con la testa chinata su uno schermo o su uno smartphone.

E’ una sfida, ripeto, che voglio vincere. Se ne uscirò sconfitto, sarete i primi a (non) saperlo…bella figura di merda farei, altro che.

Buona vita FB-virtuale.

G.

(Guardare ogni giorno
se piove o c’e’ il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire bastae andare via.)

Luigi Tenco – Ciao amore, ciao.

Ps: Oggi 29 Novembre 2011 ho deciso di riattivare l’account ma centellinando gli accessi, le interazioni.

Debole?

Amanda e Raffaele……e Meredith?

La sentenza è stata data. Libertà è stata ri-data. La Knox e Sollecito sono stati prosciolti. Una è partita per Seattle, l’altro per Giovinazzo (Ba). Pianti, grida, gioia, smarrimento, felicità. Ma non ci dimentichiamo qualcosa, o meglio, qualcuno?

Il mio pensiero subito è stato rivolto alla famiglia di Meredith dopo la notizia. Non ho visto e né letto una intervista lunga e approfondita su di loro, ma solo piccoli accenni. Ora tutte le attenzioni sono su Raffaele e Amanda e la loro libertà e della felicità della loro famiglia. Questa è la cosa che mi fa rabbrividire. Non so se sono innocenti o no, ma ricordiamoci che una ragazza anni fa perse la vita e insieme a lei una famiglia intera è caduta nel dolore più profondo. Giustizia è stata fatta? Rudy Guede è l’unico colpevole da sempre? Prepariamoci a vedere Sollecito ospite in tutte le trasmissioni tv ed essere subito lanciato come V.I.P.  Sono innocenti ormai, 

Un mio collega su fb scrive: “La cosa che più mi turba è l’idea che diventerà una star: ospitate all’Arena di Giletti, a Quarto Grado di Sottile, a Porta a Porta di Vespa, a Matrix di Vinci, a Buona Domenica di Brachino, a Trenta Minuti dell’Annunziata.”

Un altro scrive interrogandosi: “E’ meglio lasciar marcire in carcere dei sospetti omicidi oppure lasciarli liberi se nessuno ha potuto dimostrare la loro colpevolezza? Resta drammaticamente vero che alla fine la vittima con la sua famiglia non ha avuto giustizia….MA QUESTA INGIUSTIZIA PESA SOLO SU CHI HA INDAGATO!!!”

Come dargli torto, come non pensarlo. 

9/11 – 10 anni dopo

Era pomeriggio presto, ricordo il dolore del sedere per via del sellino della mia bicicletta, le mie gambe spingevano e i miei piedi schiacciavano sui pedali. Sentivo il vento toccare le mie guance. Tornavo dalla solita lezione di ripetizione in matematica. Sono sempre stato una capra, non ho mai capito se ero io a non essere portato per questa materia oppure ho avuto insegnanti che non sono stati in grado di farmela amare.

Parcheggio la bici in garage, prendo l’ascensore, apro la porta di casa e trovo mia madre incollata alla tv, con il ferro in mano, immobile, spaesata, turbata. Volgo lo sguardo sul teleschermo. Fumo, vedo solo fumo provenire da una altissima torre. Leggo il sottopancia: “AMERICA SOTTO ASSEDIO” (e chi se lo dimentica quel sottopancia). “Cazzo la terza guerra mondiale”. Urlai senza pensarci. Dopo poco il tg mostrò delle immagini…e i miei occhi penetrarono lo schermo, toccando con mano quella scena…un aereo di linea si conficcò, come una spina di rosa in un dito, in una delle due torri gemelle a New York. Rabbrividii, guardai mia madre e le chiesi se fosse una scena di un film, lei rispose di no, era tutto vero. All’inizio pensammo ad una disgrazia e invece…qualche minuto dopo assistemmo in diretta all’impatto del secondo aereo di linea sulla seconda torre del World Trade Center. Li capimmo che non era una disgrazia, che non era il fato. Non poteva succedere due volte nel giro di poco tempo.

Quel giorno sentii una parte di me crescere freneticamente in una nuova realtà che cambiò il mio modo di vedere le cose, di vedere la vita. Con me tutto il mondo cambiò, fermadoci ad osservare, terrorizzati, quelle immagini che nessuno ancora oggi ha dimenticato. 

Sono passati 10 anni. 10 anni. 10 anni. 10 anni. Avevo 16 anni.

Ricordo che rimasi davanti alla tv per più di 12 ore. Non feci i compiti, non andai ad allenarmi a basket, non uscii con gli amici. Non feci nulla. Annullato, colpito, distrutto. Il giorno dopo, a scuola, ricordo che tutti i miei amici non svolsero i compiti a casa e i professori non ci dissero nulla, non ci sgridarono, non ci misero un brutto voto, niente di niente. Passammo 5-6 ore di lezione a parlare, a confrontarci, a leggere i giornali.

Ricordo i silenzi. Il silenzio della mia classe. Il silenzio del mondo. Il suono di quel silenzio in tutto il MONDO.

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