Ambizioni rampanti

Solo oggi ho compreso di aver abbandonato un amico, un fratello. L’ho abbandonato per inseguire il mio sogno, la mia passione. L’ho abbandonato lasciandolo solo nel nostro percorso, quello che ci ha fatto battere il cuore tante volte, che ci ha strappato sorrisi, lacrime, ma che ci ha fatto soffrire e litigare.

Volevamo fare tante cose insieme. Costruire tante cose e invece…ho deciso di costruirle da solo, per conto mio, cambiando completamente strada. Ho pensato a me stesso, al mio futuro, ad un percorso che potesse darmi più soddisfazioni, più importanza, più prestigio, più successo, più soldi, più gratificazione. E’ così.

Ora rimetto in discussione tutto. Mi sento sporco, anche se non ho mai rubato e non mi sono mai abbassato al potere e alle situazioni. Mi sento sporco.

M. invece è rimasto li, aggrappato al suo sogno fino all’ultimo e ancora oggi ha le mani che stringono forte quella corda, bella tesa. Si sorregge, tenendosi stretto, ha le mani consumate ma non stanche. Non può essere stanco. Ma è solo. Solo per la sua strada. Come me. Dice di avermi deluso perché non ce la fa più ad andare avanti oggi. Si sbaglia. Quello che lo ha deluso sono io, quello che lo ha lasciato solo per pensare egoisticamente ai successi personali sono io, quello che é arrivato ad odiare ciò che faceva e a vergognarsene sono stato io, quello che non ha più creduto nella filosofia di vita che avevamo scelto, nell’educazione, nel lavorare per il prossimo, credere nei sorrisi e nei momenti di vita vera sono stato io. Chi ha deluso veramente è qui che scrive.

Lavare culi ai pazienti, far ridere bimbi, insegnare l’arte della spensieratezza e il valore l’educazione ai più bisognosi non mi faceva stare più bene soltanto perché mi vergognavo come un cretino.

Volevo possedere il materialismo più totale, volevo l’affermazione più estrema, volevo la onorificenza più grande di questo mondo, volevo essere famoso e conosciuto, dimenticando che la vera essenza della vita è stare tra la gente, donarsi al prossimo, tenersi stretto quel sogno nascosto e non mollarlo mai: credere fino all’ultimo nel terzo settore.

Lo ammiro. Perché dopo 8 anni e tante situazioni passate M. lo ritrovo a testa alta, con la passione di sempre, tanta rabbia per una città, Bari, che non ti da la possibiltà di lavorare come si deve e come si dovrebbe, che t’invita e ti incita solo ad andartene per quanto è spicciola, mediocre e per nulla metropolitana così come vogliono farci credere. Non ti mette a disposizione gli spazi, le strutture, gli strumenti. Molto è dettato dallo Stato e dai finanziamenti che scarseggiano o che non arrivano ma dipende molto dalla cultura del posto e da chi riscalda la sedia che il più delle volte non capisce un cazzo di quello che fa.

M. è rimasto e continua a combattere ogni giorno contro le demagogie e i venditori di cozze crude. M. ha un progetto, un bellissimo progetto che farebbe grande la Puglia in Italie e in Europa, ma non gli danno retta.

Vorrei tanto fare qualcosa. Il mio cuore mi dice di tornare, mollare tutto (di nuovo) e rimescolarmi tra la gente, sporcarmi le mani e credere (di nuovo) in quello in cui credevo prima. Mi pento. Non me ne vergogno.

Non so se da grande voglio ancora fare l’autore televisivo o l’educatore di strada. Pensavo di averlo capito una volta arrivato a Roma. Oggi 8 Maggio 2012 e con un bel po’ di programmi alle spalle non lo so più. Una parte di me vorrebbe essere al fianco di M, come un tempo, a lottare e lavorare fianco a fianco respirando la polvere della strada ridendo di noi e del nostro tempo rubato… dalle mie ambizioni rampanti.

Prendo la mia bici e pedalo un po’, ne ho bisogno.

Perturbazione – Del nostro tempo rubato

2 pensieri su “Ambizioni rampanti

  1. Grande Giovanni, gran bel post… ti capisco dalla prima all’ultima parola! L’unica cosa che posso dirti è “coraggio!”, bisogna andare avanti anche quando si pensa che la strada scelta sia quella sbagliata, perché purtroppo non si torna indietro, quindi tanto vale rovinarsi fino alla fine… Un abbraccio!! ;)
    Paola

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