Da qualche parte ho sentito dire che la cosa più bella che un figlio possa ricevere dai propri genitori è la memoria di un’emozione.
Un’emozione rinchiusa in un ricordo.
Ognuno di noi ha il suo e se lo conserva gelosamente, perché non vuole che diventi di un altro e che se ne impossessi facendolo suo, per poi rivenderlo al primo che capita. Si, perché un ricordo si può vendere, come l’anima, la verginità, il culo, la dignità, ma è qualcosa che ti rimane e che può esserti restituito, grazie alla memoria, a differenza delle altre che ho elencato che non possono tornare indietro.
Il ricordo è come un boomerang che, dopo anni in giro chissà dove, torna indietro a farti visita. Ce ne ha messo di tempo a girare per tutto l’emisfero terrestre, viaggio lungo ma…è tornato. Eccolo qui, tra le mie mani. Come sono diventate grandi e pelose. Sono cresciuto, accidenti.
Ciao ricordo, come stai? Da quanto tempo. Ne é passata acqua sotto i ponti, ci siamo ricongiunti. Dove eri finito? Ne sono successe di cose. Senti, non perdiamo altro tempo. Abbracciami, riscaldami e fammi tornare a quel momenti, a quell’istante che credevo di aver dimenticato ma che qualcuno o qualcosa ha riportato in vita. Ecco lo sento, quel fischio…quello sguardo, quella strada. Lasciami qui caro ricordo, non mi riportare mai più nel presente. Voglio rimanere qui, legato per sempre alla memoria di un’emozione, di questa emozione. La mia.
FRANCESCO GUCCINI – La Locomotiva