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La memoria di un’emozione. La mia

Da qualche parte ho sentito dire che la cosa più bella che un figlio possa ricevere dai propri genitori è la memoria di un’emozione.

Un’emozione rinchiusa in un ricordo.

Ognuno di noi ha il suo e se lo conserva gelosamente, perché non vuole che diventi di un altro e che se ne impossessi facendolo suo, per poi rivenderlo al primo che capita. Si, perché un ricordo si può vendere, come l’anima, la verginità, il culo, la dignità, ma è qualcosa che ti rimane e che può esserti restituito, grazie alla memoria, a differenza delle altre che ho elencato che non possono tornare indietro. 

Il ricordo è come un boomerang che, dopo anni in giro chissà dove, torna indietro a farti visita. Ce ne ha messo di tempo a girare per tutto l’emisfero terrestre, viaggio lungo ma…è tornato. Eccolo qui, tra le mie mani. Come sono diventate grandi e pelose. Sono cresciuto, accidenti. 

Ciao ricordo, come stai? Da quanto tempo. Ne é passata acqua sotto i ponti, ci siamo ricongiunti. Dove eri finito? Ne sono successe di cose. Senti, non perdiamo altro tempo. Abbracciami, riscaldami e fammi tornare a quel momenti, a quell’istante che credevo di aver dimenticato ma che qualcuno o qualcosa ha riportato in vita. Ecco lo sento, quel fischio…quello sguardo, quella strada. Lasciami qui caro ricordo, non mi riportare mai più nel presente. Voglio rimanere qui, legato per sempre alla memoria di un’emozione, di questa emozione. La mia.

FRANCESCO GUCCINI – La Locomotiva

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Alzi la mano chi…

Ho iniziato questo giochino “Amarcord”. Piano piano lo aggiornerò non appena mi verranno in mente altri oggetti simbolo degli anni 80-90. Mi piacerebbe se chi si troverà a leggere questo post possa commentarlo e inserire il suo “Alzi la mano chi..”, tanto da creare una enciclopedia di ricordi solo nostri.

Alzi la mano chi si ricorda dei “Sussidiari”, quei libroni scolastici che ci propinavano alle elementari.

Alzi la mano chi si ricorda delle manine di gomma merdosa che si trovavano nelle buste  delle patatine radioattive.

Alzi la mano chi si ricorda degli orologi “Flick Flack” piccoli e tutti colorati.

Alzi la mano chi si ricorda gli Swatch enormi, con la girella per i minuti. C’erano due tipi: quelli con i cinturini tutti strani e quelli con i cinturini elastici di metallo.

Alzi la mano chi si ricorda le scarpe denominate “Occhio di bue”, nelle quali i nostri piedi hanno passato ore intere diventando neri tranne nei punti dei due buchini.

Alzi la mano chi si ricorda tutte le canzoni di Cristina D’Avena, Uan e Bim, Bum, Bam.

Alzi la mano chi si ricorda gli sdruccioloni o truccioloni come portachiavi.

Alzi la mano chi si ricorda il gioco “Campana” disegnando sull’asfalto, con una pietra o un gesso, nove quadratini più un semicerchio finale che decretava la vittoria.

Alzi la mano chi si ricorda la canotta per andare a mare e senza la quale tua madre non ti lasciava uscire e appena arrivavi a mare eri già abbronzato sulle braccia e bianco sul petto.

Alzi la mano chi si ricorda (questa non è per i figli unici) quando nelle feste e nelle ricorrenze la mamma ci vestiva uguali al fratello maggiore o minore, tanto da sembrare gemelli o due pupazzi da esibire con orgoglio. 

Alzi la mano chi si ricorda gli anfibi, gli scarponi “più puzzosi” di tutta la galassia.

Alzi la mano chi si ricorda “L’ Albero Azzurro”, Dodò e i giochi manuali dei presentatori.

Alzi la mano chi si ricorda  “Vicky la bambina robot”, il suo mega apparecchio, le sue lentiggini e il suo vestito rosso e bianco a palline. 

Alzi la mano chi si ricorda lo zaino Invicta con i laccetti a chiusura, il nostro migliore amico ai tempi della scuola.

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