Ieri sera è arrivato a Roma il mio amico Fabrizio. Ha portato con se la pioggia, il freddo e un regalo davvero gradito. Un fantastico plaid stra-personalizzato!
Ecco le sue prime dichiarazioni (ovvero cazzate) nel videodiario di oggi.
Sono stati giorni intensi ma il mio lavoro mini documentaristico non si è fermato. Ogni giorno ho filmato, scritto, appuntato ogni minimo episodio che ho ritenuto rilevante, spontaneo.. Non ho voluto forzare i momenti e i discorsi, c’è molta naturalezza e questo mi diverte molto.
E’ il mio viaggio in Andalusia, dal 6 all’11 Aprile 2012, è il ricongiungimento della mia famiglia per festeggiare insieme la Pasqua in un modo diverso che non ci dimenticheremo mai. La causa di tutto questo? Mio fratello Alessandro. E’ a Cordoba in erasmus, studia medicina, e ha voluto a tutti i costi che lo raggiungessimo li per festeggiare tutti insieme. E’ stata una idea meravigliosa.
Ragazzi, la famiglia prima di tutto, è la cosa più importante al mondo, è la vera casa, è la vera vita.
Questo è il videodiario di quei giorni. Spero vi piaccia. Mettetevi comodi. Buona visione.
Giornata dedicata alla lettura e a nuovi acquisti in libreria. Abito vicino alla Feltrinelli di via Appia Nuova (Roma), capita spesso di entrarci, sia per acquistare sia per distrarsi un po’ tra gli odori di stampa e di inchiostro, tra titoli accattivanti e altri meno. E’ un piacere, come bere un buon caffè.
Ho comprato tre libri: due per me ed uno ad Annarita.
Volete sapere quali libri ho comprato? Guardate il mio videodiario.
Sono due settimane che la produzione di “Sirene”, il programma tv di Rai3 (in cui ho lavorato) è terminata. In attesa di altro…diciamo che mi sto riposando un po’ dopo un anno e mezzo pieno e senza sosta, ma tra poco si riparte.
Stasera la produzione ci ha offerto una cena, invitandoci tutti al ristorante “Cuccurucu” vicino lo Stadio Olimpico.
Sono sceso di casa intorno alle 20 per recarmi all’appuntamento con dei colleghi che abitano vicino casa mia; ci siamo mossi assieme.
Ecco il mio tragitto prima della cena di fine produzione.
Giò.
Ps: nel pomeriggio ho mangiato una mela. Ecco la prova!
Due care persone mi hanno contattato e proposto di diventare una loro cavia per il progetto di ricerca che stanno portando avanti da qualche tempo.
Di che si tratta…ecco qui!
PROGETTO DI RICERCA:
L’impulso autoetnografico. Autoriflessività e radicamento nell’epoca dell’intermedialità. A cura di Alice Cati e Glenda Franchin Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano).
Oh, roba seria!
Inizio, buon viaggio a me.
–
La spesa (01.04.12)
E’ domenica, la prima del mese. La domenica delle palme. Si va a messa? No, ho un rapporto strano con la preghiera e la Chiesa. Ma questo non vuol dire che non credo a modo mio.
Devo fare la spesa. Durante la settimana si lavora e non si ha tempo e si sfrutta il weekend. Prima però passerò dal Tabacchi per l’abbonamento metro di aprile, una puntatina alla farmacia di turno e poi dritto al supermarket.
Ecco la lista della spesa (ved. foto) stilata da Annarita (la mia fidanzata).
Sono giornalista pubblicista dal 5 ottobre 2009. Ho conseguito il titolo dopo 6 anni di lavoro (sottopagato) presso due emittenti televisive di Bari. La prima (di cui non farò il nome: TELEBARI) dopo due anni di attività non mi ha riconosciuto le video-inchieste satiriche svolte per il format “Verde di Rabbia” tanto da farmi perdere la possibilità presentare domanda all’albo dei giornalisti della Regione Puglia nell’anno 2007. Non li odio, se sono qui ora è anche grazie a loro.
Avevo 19 anni quando iniziai, diciamo per gioco, senza sapere che quell’attività ludica/sperimentale potesse darmi la possibilità di diventare giornalista. Nel 2007 passai ad un’altra emittente, più seria (ANTENNA SUD) che mi promise, dopo due anni, di prenderere “il patentino” da giornalista. Così fu. Ringrazio pubblicamente ANNAMARIA FERRETTI (Direttora Responsabile) per la promessa mantenuta.
Si, avete letto bene. L’ho chiamato “patentino”. Detto così sembra una denominazione tratta da “patente di guida”, non è corretto lo so, ma a me piace dire “il patentino” perché lo vedo come una guida, una possibilità di autonomia, d’indipendenza, di crescita. Un traguardo. Appunto come lo è stato per la patente B della macchina. Piangevo quando l’ho presa e ho pianto quando ho stretto il “mio patentino” giornalistico tra le mani. Vittoria.
Per me è una carta d’identità, un mezzo, un fine, mi onora e da merito al mio lavoro, al mio impegno, alla mia figura. Perché mentire: mi fa entrare gratis ai musei o altre piccole agevolazioni…per esempio quando fa caldo lo uso come ventaglio
Sono orgoglioso del mio piccolo libretto marrone e della scritta dorata “ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI” ma ancor di più orgoglioso di essere nell’ “ORDINE REGIONALE DELLA PUGLIA”. La mia Puglia, la mia casa.
(Lasciate perdere la mia faccia con espressione intelligente. La macchinetta automatica mi ha preso in giro quando ha sputato le foto scattate. Perdonatemi.)
All’inizio del mio percorso non sapevo nemmeno dell’esistenza di un albo o la lontana possibilità di intraprendere questa strada. Volevo fare l’educatore sociale, pensate un po’. Io giornalista? La mia prof. di italiano si sarebbe fatta due risate se gliel’avessi detto al liceo, per giunta scientifico. Lei diceva che da grande avrei fatto l’arrampicatore sociale o se tutto fosse andato bene il lustratore di biciclette. La incontrai dopo qualche anno e mi chiese: “Abbaticchio che fai ora?”. Le risposi: “Il lustratore di biciclette. Ci aveva visto bene”. La salutai e me ne andai. Orgoglioso della mia risposta.
Nasco in tv e non sul cartaceo. Ho sempre fatto tv. Davanti alla telecamera in Puglia, dietro, di lato, sotto, sopra.
Scrivo per la tv oggi. Lavoro a Roma e sono fiero di me. Nessuno mi ha regalato nulla.
Scrivo pochissimo sui giornali, saltuarimente per qualche rivista o testate online di amici che mi chiedono una mano.
Oggi sono un Libero Professionista, solo perché ho la partita iva e un regime dei contribuenti minimi agevolato (che cazzo vuol dire, ancora non lo so), ma sono precario lo stesso. Lavoro e non lavoro. Tre mesi si, tre no. Tre si, tre no.
TRENO VIAGGIO PARTENZA NUOVA DESTINAZIONE GELATI BORGHETTI PEPERONI SENZA SEMI.
(Scusate mi sono fatto trascinare dal mercato di sotto casa)
ERRORI DI STAMPAdomenica 18 marzo 2012, tra le 11 e le 14, ha organizzato, c/o la Città dell’Altra Economia di Roma, la prima assemblea aperta, con tanti colleghi (non ne conosco uno…anzi no due: LUCIANA CIMINO E PAOLA NATALICCHIO) per parlare di diritti e tutele per i precari della stampa.
Hanno chiamato l’evento “Niente Paura”.
Leggo dal loro sito: “Sarà un momento in cui mettere in rete il nostro coraggio e la nostra voglia di cambiare le cose. Denunciare le nostre situazioni di lavoro atipico e precario, senza diritti e tutele, al servizio di un’informazione libera e corretta in cui però noi lavoratori siamo sempre più fragili e quindi ricattabili.”
Personalmente non ho da denunciare nulla, il passato è passato. Penso al presente e al mio futuro. Ho solo voglia di ascoltare, conoscere, osservare altre voci, altre facce, altre storie ed essere solidale con loro.
Invito tutti i miei colleghi e non ad esserci, anche solo per ascoltare e per partecipazione.
Una sola cosa potrebbe bloccare la mia presenza: la nascita di mia nipote Myriam. Spero mi capiranno nel caso, ma sarò con lei a festeggiare la vita.
Daniele Silvestri – IL MONDO STRETTO IN UNA MANO
PS: era meglio “Niente paura” di Ligabue. Mi sembrava scontato.
Da qualche parte ho sentito dire che la cosa più bella che un figlio possa ricevere dai propri genitori è la memoria di un’emozione.
Un’emozione rinchiusa in un ricordo.
Ognuno di noi ha il suo e se lo conserva gelosamente, perché non vuole che diventi di un altro e che se ne impossessi facendolo suo, per poi rivenderlo al primo che capita. Si, perché un ricordo si può vendere, come l’anima, la verginità, il culo, la dignità, ma è qualcosa che ti rimane e che può esserti restituito, grazie alla memoria, a differenza delle altre che ho elencato che non possono tornare indietro.
Il ricordo è come un boomerang che, dopo anni in giro chissà dove, torna indietro a farti visita. Ce ne ha messo di tempo a girare per tutto l’emisfero terrestre, viaggio lungo ma…è tornato. Eccolo qui, tra le mie mani. Come sono diventate grandi e pelose. Sono cresciuto, accidenti.
Ciao ricordo, come stai? Da quanto tempo. Ne é passata acqua sotto i ponti, ci siamo ricongiunti. Dove eri finito? Ne sono successe di cose. Senti, non perdiamo altro tempo. Abbracciami, riscaldami e fammi tornare a quel momenti, a quell’istante che credevo di aver dimenticato ma che qualcuno o qualcosa ha riportato in vita. Ecco lo sento, quel fischio…quello sguardo, quella strada. Lasciami qui caro ricordo, non mi riportare mai più nel presente. Voglio rimanere qui, legato per sempre alla memoria di un’emozione, di questa emozione. La mia.